Color Management
di Fernando Carello
2. Introduzione
Eccoci qui a dare un'occhiata ad un problema particolarmente spinoso... la gestione dei colori nella digital darkroom!
Già sento qualche nostalgico dire "eh, questi giovani (?), io ai miei tempi quando stampavo il colore da solo...". Eppure, anche quando si provava a stampare il colore da soli c'era il problema della gestione dei colori: non solo il filtraggio all'ingranditore doveva dare risultati plausibili, ma:
- Le pellicole hanno ognuna una propria risposta al colore, e spesso, una propria dominante
- Lo stesso dicasi delle carte (per tacere degli obiettivi)
- Teste a colori di diverse marche avevano filtri di diversa intensità cromatica (non c'erano standard qualitativi efficaci)
- Le lampade degli ingranditori non erano tutte esattamente tarate sulla stessa temperatura cromatica
Risultato? Bisognava fare tanta esperienza sui settaggi dei filtri, e segnarsi i valori a seconda delle variabili in gioco... in sostanza, si faceva il Color Management ante-litteram!

Ma torniamo al nostro mondo informatico, e vediamo cosa succede quando lavoriamo con una fotografia (per comodità, soffermiamoci sulle diapositive a colori)...

Dopo averla controllata sul tavolo luminoso, inseriamo la nostra Provia 100F nello scanner, e lanciamo l'acquisizione. Lo scanner lavora, e ci tira fuori un'immagine, che, dall'interno di Photoshop, ammiriamo sul nostro monitor.

Già qui notiamo qualche differenza rispetto ai colori osservati sul tavolo luminoso; così apportiamo qualche correzione più o meno ad occhio, e procediamo alla stampa sulla nostra bella inkjet, con la carta Glossy ad alta risoluzione e i costosi inchiostri Photo da poco ricomprati. Ma... cosa succede?? La stampa non assomiglia mica tanto alla nostra diapositiva! Eppure i colori li avevamo sistemati... e poi è una diapositiva, che ci vorrà mai a stamparla per bene?? Forse dobbiamo tornare a farci stampare i Cibachrome?

Non facciamoci prendere troppo dalla delusione, e vediamo bene cosa è successo durante le varie fasi...

Cominciamo proprio dalla nostra diapositiva: la Provia 100F ha una base di colore leggermente rosa, anziché perfettamente trasparente; se non ci credete, scattate una foto al cielo (di giorno!) con 1 secondo a F/2.8, e appoggiate la diapositiva così ottenuta su un foglio di carta bianco... è rosa, vero?

Bene, se non ve ne siete mai accorti prima non è poi così strano: i nostri occhi hanno un'incredibile capacità di auto-adattamento non solo alla luminosità, ma anche alla temperatura colore, alle dominanti e così via; insomma, non sono affatto dei giudici imparziali. Gli strumenti, invece, non possono fare molto al riguardo: registrano ciò che vedono.

Naturalmente la Provia 100F non è certo l'unica pellicola ad avere una base non perfettamente trasparente: è rosa anche la EPR 64, mentre la Velvia dà sul grigetto chiaro, ad esempio.

Abbiamo quindi incontrato il nostro primo problema: correggere la dominante di base della pellicola.

Passiamo allo scanner: i suoi sensori CCD (o CIS, o CMOS, fa lo stesso) non sono sensibili in ugual misura a tutte le componenti cromatiche: di nuovo, abbiamo delle dominanti (ed anche delle non-linearità, se è per questo); anche una diapositiva perfettamente trasparente, quindi, verrebbe acquisita con una leggera dominante; inoltre i rossi potrebbero apparire più accesi del dovuto, i verdi troppo scuri, e via discorrendo.

Ecco quindi, che dobbiamo anche correggere la risposta dello scanner! E poi?

Poi c'è il monitor! Mica penserete che tutti i monitor rispondano allo stesso modo al medesimo segnale video, vero? E infatti ci sono differenze anche sensibili non solo da un modello all'altro, ma anche da un esemplare ad un altro. Senza considerare che fosfori e tubi catodici (va anche peggio per gli LCD) non sono in grado di riprodurre in modo fedele tutta la (ampissima) gamma dei colori di una diapositiva ben scannerizzata.

D'accordo: dobbiamo correggere anche il monitor! Finito adesso?

Magari!
Quando il nostro Photoshop (o chi per lui) carica il file appena prodotto dallo scanner, deve sapere come sono stati rappresentati i colori dell'immagine: deve cioè sapere qual'è lo spazio colore dell'immagine letta. Se (come spesso accade) il programma dello scanner "non glielo dice", a Photoshop non resta che fare delle ipotesi, più o meno sensate. Ipotesi sbagliata? Colori fuori registro!

Nelle due immagini qui sotto, ad esempio, quella di sopra è stata visualizzata con il corretto profilo colore, mentre quella sotto ha un profilo sbagliato; risultato, colori sbiaditi (perché mappati in modo non corretto sul dispositivo di output: il monitor).
Profilo colore corretto
Profilo colore sbagliato
Quindi anche il file dell'immagine deve avere il suo "profilo colore", che sia adatto a rappresentare in modo ottimale tutti i colori che contiene.

La catena è ancora lunga: infatti la stampante avrà a sua volta una propria risposta (non lineare, ti pareva?) ai colori, per non parlare degli inchiostri (che variano da produttore a produttore, da linea a linea, e così via) e della carta!

Insomma dobbiamo arrenderci? Con tutte queste distorsioni, come facciamo a riprodurre il nostro bel paesaggio nel modo più fedele possibile?

Non disperiamo: in nostro aiuto viene l'International Color Consortium, ovvero il famigerato ICC, sigla che avrete probabilmente letto da qualche parte, qualche volta! Utilizzando gli strumenti che l'ICC ci mette a disposizione (che possono essere gratis, o anche molto dispendiosi a seconda della precisione che vogliamo ottenere) e lavorando in modo accurato e metodico, possiamo arrivare a degli ottimi risultati; quantomeno, molto migliori di quelli che avevamo all'inizio, e spesso migliori di quelli di molti laboratori...

Nei prossimi articoli vedremo insieme i principali metodi e sistemi di lavoro per raggiungere i nostri scopi, privilegiando (non ce ne vogliate) la praticità e l'operatività rispetto all'assoluto rigore teorico e ad una trattazione fisico-matematica.
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