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Test di sistemi di calibrazione
Colorvision PrintFix Pro Suite
L'esemplare per il test è stato fornito da Aproma

Recensione di Fernando Carello



Calibrazione del monitor

Ci viene anzitutto chiesto che tipo di dispositivo intendiamo calibrare; notare la presenza del Videoproiettore tra i dispositivi supportati.



Scelta del tipo di schermo da calibrare


Successivamente, il software ci chiede che valori di Gamma e punto di bianco (temperatura Kelvin del bianco) intendiamo raggiungere; ci sono una serie di valori predefiniti, con la possibilità di stabilire noi stessi valori personalizzati:



Gamma e punto di bianco


Qui apriamo una piccola parentesi.

Il valore di Gamma controlla la pendenza della curva logaritmica che mette in relazione la luminosità percepita rispetto alla luminanza matematica, che è legata ai valori RGB. L'occhio umano, infatti, non risponde in modo lineare alle sollecitazioni luminose, bensì in modo logaritmico: per avere una sensazione luminosa due volte più intensa dobbiamo in genere utilizzare una sorgente luminosa circa quattro volte più potente.

La curva di gamma usata per compensare questo fenomeno ha storicamente pendenza pari a 1.8 per i sistemi Apple Macintosh, contro 2.2 nei sistemi PC Windows; oggi comunque si tende ad adottare il valore 2.2 in modo sempre più diffuso.

Riguardo al valore del punto di bianco, la parentesi da aprire è un po' più ampia...
Il "bianco", come tutti i colori, è una sensazione generata nel nostro cervello, non qualcosa di "assoluto": ecco perché esistono termini come "temperatura del punto di bianco", "bilanciamento del bianco" e così via.

Tecnicamente, si definisce "bianco con una temperatura colore T" la sensazione di colore percepita dall'osservatore medio, guardando un corpo radiante perfetto che venga portato alla temperatura T. In pratica, si definiscono per motivi pratici alcuni "bianchi standard": ricordiamo, dal più "caldo" al più "freddo", il bianco generato da una lampadina da casa al tungsteno (bianco a 3200 K), quello di una lampada alogena (3400 K), quello corrispondente alla luce del sole nel primo pomeriggio (5000 K) e quello della luce del sole a mezzogiorno (6500 K).

Come dovremmo impostare il punto di bianco del nostro monitor? Dipende dal tipo di utilizzo che intendiamo farne.

Se il nostro scopo è principalmente ottenere la migliore corrispondenza possibile con le stampe, dovremo chiederci sotto quale luce verranno osservate le nostre stampe: luce bilanciata da studio fotografico, luce naturale da una vetrata con tende bianche, e così via; chiederemo allora al software di calibrazione di raggiungere un punto di bianco il più possibile vicino alla luce che illuminerà le nostre stampe.

Se però, come spesso succede, non abbiamo controllo sulla luce presente nell'ambiente dove le nostre fotografie verranno visionate, sarà meglio adottare una soluzione di compromesso, scegliendo un punto di bianco che sia intermedio tra luce artificiale e luce naturale: una buona scelta è ad esempio il bianco a 5000 K , che non a caso è stato per anni "LO" standard per gli studi di grafica, ed è tuttora molto utilizzato. Il limite di questa taratura, è che i monitor non esplicitamente progettati per il fotoritocco hanno un punto di "bianco nativo" più freddo; forzare una taratura più calda richiede dei compromessi di calibrazione, che tendono a limitare la gamma dinamica ottenibile (calo della luminanza).

Se il computer che stiamo calibrando non verrà utilizzato esclusivamente per la sistemazione di immagini per la stampa ma anche, restando nel campo, per visionare fotografie su Internet, scrivere testi, controllare cataloghi elettronici, il bianco a 5000 K potrebbe risultare poco adatto: troppo caldo. Meglio allora scegliere una regolazione a 6500 K, corrispondente al bianco di riferimento di importanti spazi-colore quali sRGB e AdobeRGB; nonché piuttosto vicino al bianco nativo di molti schermi di qualità, a tutto vantaggio della gamma dinamica.

A proposito di "bianco nativo", noterete che è una delle scelte possibili del software di calibrazione: in tal caso, il bianco generato naturalmente dal monitor in esame non verrà modificato, qualunque esso sia. E' la scelta più adatta ai videoproiettori, ma anche agli schermi che manifestino qualche difficoltà -scostamenti cromatici- quando "forzati" ad emettere un bianco ben preciso. Vale soprattutto per i monitor CRT ormai vecchiotti, per gli schermi LCD dei portatili e per quelli che non sono di "qualità fotografica" e manifestano delle non-linearità marcate specie nei colori molto scuri: sacrificando il raggiungimento di un tono di bianco ben preciso (precisione che, come abbiamo visto prima, è tutto sommato di relativa importanza tranne in casi particolari ove si debba produrre stampe da esaminare in luce controllata), in genere si ottiene un migliore bilanciamento su tutta la gamma cromatica, in particolare per i grigi che vengono neutralizzati più accuratamente dalle ombre alle alteluci.
Sulla base delle mie precedenti esperienze, consiglierei di scegliere sempre questa opzione in prima battuta, salvo controllare poi che il punto di bianco raggiunto non sia troppo lontano dal valore più adatto alle nostre necessità.

Con la versione 2.2 del software Spyder2 Pro (un aggiornamento gratuito è disponibile sul sito www.colorvision.it), ColorVision ha introdotto un'importante innovazione: la lettura della luce ambientale, di cui viene misurata intensità e temperatura colore, usata per calcolare i valori ottimali del punti di bianco e della luminosità dello schermo



Compensazione luce ambiente


L'help in linea ci spiega correttamente che l'occhio umano ha una risposta cromatica che cambia al variare dell'intensità luminosa (più fredda a bassi livelli di luce, più ricca in presenza di maggiore illuminazione), per cui a seconda dell'illuminazione dell'ambiente di lavoro può essere utile impostare una temperatura del bianco più fredda o più calda, nonché regolare il monitor (ove possibile) per valori di luminosità più intensa o più contenuta:



Guida in linea per la compensazione luce ambiente


Per misurare intensità luminosa e temperatura della luce, cosa c'è di meglio di un colorimetro?



Lo Spyder2 legge la luce ambiente


Il risultato della misurazione si traduce in opportuni consigli, che si può comunque scegliere di non seguire:



Risultato dell'analisi


Personalmente ho trovato utile l'indicazione della luminanza su cui regolare lo schermo; per quanto riguarda il punto di bianco suggerito, guarda caso coincide con il bianco nativo del monitor Dell usato per la prova, appunto 5800 K !

Procedendo, il software ci chiede quali regolazioni sono disponibili sul monitor; in realtà, è un passo meno critico di quanto possa sembrare, in quanto è importante, prima della calibrazione, resettare il monitor sulle impostazioni di fabbrica! Specie nel caso degli LCD, non riportare luminosità, contrasto e retroilluminazione ai valori di fabbrica può portare ad una calibrazione insoddisfacente. Alcuni monitor hanno anche la regolazione del punto di bianco: in tal caso è consigliabile portarlo il più vicino possibile al valore finale desiderato (o consigliato dall'analisi della luce ambiente).

Comunque, in casi particolari (monitor con evidenti problemi di dominanti quando resettati ai valori di fabbrica) è utile intervenire sulle regolazioni in modo guidato. Il software Spyder2 Pro ci mette a disposizione strumenti molto efficaci:



Livelli RGB prima della calibrazione


In questo esempio, una prima lettura del sensore ci mostra che il canale Rosso è troppo alto rispetto agli altri due; se abbiamo le regolazioni individuali di Rosso, Verde e Blu sul nostro monitor possiamo abbassare il Rosso fino ad allinearne il livello con gli altri due colori primari; o viceversa, alzare gli altri due canali: con il vantaggio, in questo caso, di innalzare il valore della Luminanza ai livelli suggeriti dall'analisi della luce ambiente precedente effettuata



Livelli RGB dopo la calibrazione


Quando si è pronti lo si segnala al software, che invita a posizionare la sonda in un punto ben preciso dello schermo; notare che, mentre con gli schermi CRT si fanno semplicemente aderire le ventose al cristallo, gli LCD richiedono l'utilizzo di un adattatore il quale evita alle ventose della sonda di attaccarsi al delicatissimo film superficiale del monitor, che si danneggerebbe irrimediabilmente:



Adattatore per schermi LCD


Va posta attenzione all'illuminazione della stanza: il sensore non deve ricevere riflessi parassiti, ad esempio generati da luci che colpiscono direttamente lo schermo; specie con gli LCD (dove il sensore potrebbe non aderire perfettamente allo schermo, non potendo usare le ventose), consiglio anzi di oscurare la stanza. E' altresì importante che la superficie dello schermo sia ragionevolmente pulita.

Una volta posizionata la sonda, eventualmente aiutandosi con il contrappeso incorporato nel cavo e/o inclinando lo schermo all'indietro, inizia la calibrazione vera e propria: il software produce una serie di quadrati colorati, che vengono letti dal sensore per misurare le caratteristiche dello schermo. L'intero processo dura circa 7 minuti su un PC Windows di recente costruzione, e addirittura 4 minuti (!) su un Apple iBook; al termine, si è invitati a staccare la sonda dal monitor, viene mostrata una schermata riassuntiva del profilo generato, e viene caricata una pagina dove si può confrontare la resa dello schermo prima e dopo la calibrazione:



Prima e dopo.
Solo col monitor davanti è possibile vedere le differenze introdotte dalla calibrazione


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03.04.2006