Lettura di
Ezio Turus
Docente DAC FIAF
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Il lavoro di Alfio Tommasini, qui pubblicato, consta in due distinti portfolio, con lo stesso titolo e, a mio parere, stesse motivazioni di fondo.
Concettualmente trattano ambedue il tema del consumismo; datato dicembre 2004, in Messico.
Molto interessante notare che la collocazione geografica non è determinante per comprendere i profondi significati di queste due serie di foto, in quanto le stesse situazioni possono tranquillamente essere riconducibili a città dell'est, europee, americane, tanto è standardizzato il regime di vita nelle nostre società di massa.
Save the world today ci fa vedere un mondo artefatto, dove i protagonisti sono i simulacri del nostro essere: manichini messi in mostra nelle vetrine che, sembra, abbiano propri sentimenti, proprie propensioni alla socializzazione, mentre, sappiamo bene, essi sono solo il supporto delle nostre vanità. Il loro apparente interesse per l'universo situato oltre la vetrina, il nostro universo, viene ridimensionato immediatamente giungendo all'ultima immagine della serie: non più simulacri, ma una cruda presa di coscienza sulla nostra realtà... l'ultima dimora della vita umana. Un riscatto che noi, "veri" esseri viventi, paghiamo nei loro confronti.
Il secondo portfolio (Save the world today - christmas), dallo stesso titolo, ma con una connotazione specificatamente natalizia, racconta la mercificazione che puntualmente assistiamo nell'interpretare la nascita di Cristo, associata all'industrializzazione dell'evento.
Figure "sacre" stampate in modalità seriale, impacchettate e pronte per essere diffuse su scala industriale, chiamate a recitare un ruolo che solo vagamente ricorda le "vere" radici di questa importante festa religiosa, indipendentemente dal proprio "credo".
Rispetto il precedente, questo portfolio trova le ultime immagini più ostiche nella loro collocazione.
Se nel precedente, l'iterazione dell'"ultima dimora" ha una motivazione evidente e facilmente leggibile, in questo secondo lavoro l'immagine 7 e, ancora di più la 9, risultano di difficile lettura, senza adeguati dispositivi coadiuvanti (didascalie, titoli, o l'esposizione stessa dell'autore).
Cercando una linea di collegamento nel percorso visivo, la serializzazione e la massificazione dell'evento è evidente all'inizio della "frase", ma sembra che la conclusione resti di interpretazione troppo "personale" nell'idea dell'autore.
Due lavori molto interessanti. Il secondo da valutare se, e come, dare maggiori indizi allo "sprovveduto" lettore.
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