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Fotografie alla sbarra
Le fotografie dei soci analizzate e commentate dalla Redazione

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MESSAGGIO n. 12208
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Utente
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Anonimo
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Data
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18/03/2003
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Titolo foto
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un amico
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Testo
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gradirei una vostra critica.grazie ciao alfonso
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COMMENTO
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Utente
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Redazione
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Data
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19/03/2003
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Titolo foto
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Testo
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Sotto molti aspetti mi pare un'immagine contraddittoria, che nello stesso tempo attira consensi e critiche.
La prima cosa che colpisce negativamente è la mancanza di nitidezza. Non si tratta di un effetto flou, il quale genera aloni sfumati in un ambito di particolari bene e fuoco. Non si tratta neppure di una messa a fuoco selettiva in fase di ripresa: qui è tutto fuori fuoco; anzi, pare quasi che ci sia un post-intervento di editing per generare un effetto voluto di sfocatura generale; molto probabilmente si è trattata di una scelta voluta al momento dello scatto, ma il risultato è il medesimo. Naturalmente ciascuno è libero di ricercare effetti che escano dai canoni tradizionali; anzi, questa ricerca va apprezzata per il solo fatto di esserci. Tuttavia in questo caso specifico mi pare non del tutto felice, perché non trovo una giustificazione per la sfocatura totale di questo ritratto. Personalmente trovo molto fastidioso che l'occhio giri nel fotogramma alla ricerca infruttuosa di una particolare a fuoco; a maggior ragione perché non colgo la motivazione che ti ha spinto a cercare questo effetto.
La luce che illumina il soggetto è molto diffusa e delicata, senza dubbio in armonia con l'effetto globale di arrotondamento morbido dell'insieme. Il fatto che l'occhio giri alla ricerca di un particolare che si distingua dal resto, porta all'inconveniente di notare alcuni elementi secondari che in questo contesto assumono un peso maggiore del dovuto. Mi riferisco al montante scuro di sfondo, che spunta inopportunamente da dietro il capo del soggetto; anche il luccichio della catenina al collo o l'eccessiva preponderanza dell'orecchio vanno visti sotto questa luce: assumono un'importanza negativa per la mancanza di un punto di attrazione.
Ci sono ancora due aspetti di cui parlare: il punto di ripresa e il taglio. La scelta della ripresa dall'alto pare decisamente intenzionale; il "pare" fa parte delle contraddizioni intrinseche di questa immagine, che pare rubata al volo ma che pare anche studiata con cura. Scattare un ritratto dall'alto al basso può essere giustificato da fattori contingenti (come isolare il soggetto dallo sfondo, che altrimenti potrebbe avere un effetto devastante) o di interpretazione. Fare un ritratto dall'alto significa spesso mettere il protagonista in condizioni di inferiorità, quasi lo si volesse castigare; oppure lo si fa per mettere in evidenza particolari aspetti del carattere del soggetto, quali riservatezza, ritrosia, incapacità di comunicare, desiderio di isolarsi, sentimenti di vergogna o altro ancora: dovrebbe essere l'immagine stessa a chiarire il messaggio, ma per quanto mi riguarda non colgo pienamente tale chiarimento.
La scelta che hai operato per il punto di ripresa fa di nuovo emergere il dilemma foto-al-volo/foto-ben-studiata. Io propendo per la seconda ipotesi, però a questo punto debbo rimarcare la negatività della forte preponderanza della massa scura dei capelli, che vengono ad occupare quasi mezzo fotogramma col loro intreccio confuso: non me li spiego, quindi non sono disposto ad accettarli. Ma ci sono altri elementi che non mi convincono; sto parlando degli occhi e della bocca, sui quali l'attenzione prima o poi va a cadere. In questa immagine è più "poi" che "prima"; può darsi che sia un effetto voluto, ma non mi pare positivo, visto che questa mancanza di attrazione lascia troppo spazio ad altri elementi che finiscono col disturbare (palo, catenina, capelli, orecchio...). Lo sguardo del soggetto è decisamente penalizzato dal punto di ripresa, non tanto per la posizione alta dell'obiettivo, quanto per l'orientamento del capo e per la disposizione delle ciocche di capelli sulla fronte; il risultato finale non mi piace, con l'occhio destro completamente nascosto e coi capelli che fanno un tutt'uno con le sopracciglia. Un lieve rialzo delle ciocche e una leggera rotazione del volto avrebbero posto rimedio a tutti questi aspetti che giudico non ben riusciti; la posizione poco felice viene messa in rilievo anche dalla punta del naso, in bilico tra una maggiore sporgenza tipo profilo e una forse più opportuna rientranza nell'ambito della guancia (per dare spazio e valore al secondo occhio).
Per ultimo il taglio, che non condivido perché non mi pare felice la scelta di racchiudere con cura il capo del soggetto all'interno del fotogramma. Manca aria, col protagonista che ne esce come soffocato e tappato; oppure ti è mancato lo stimolo di avvicinarti molto di più, tagliando via il superfluo e parte degli elementi di disturbo. Si poteva tagliare orizzontalmente circa a metà della massa dei capelli e verticalmente a metà orecchio, dando appena un po' più di respiro a sinistra, nella direzione dello sguardo. A pensarci in astratto mi parrebbe migliore.
Concludendo, a mio parere (non mi stancherò mai di evidenziare questo aspetto, che mette in ballo i gusti personali ed i limiti di chi scrive) si tratta di un ritratto potenzialmente interessante, ma che per scelta o per necessità non raggiunge lo scopo di parlare, in qualche modo, all'osservatore.
ROMANO CICOGNANI
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