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Fotografie alla sbarra
Le fotografie dei soci analizzate e commentate dalla Redazione

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MESSAGGIO n. 6441
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Utente
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luigi97
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Data
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10/10/2002
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Titolo foto
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marginale
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Testo
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..,
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COMMENTO
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Utente
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Redazione
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Data
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12/10/2002
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Titolo foto
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Testo
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Ecco una immagine che intriga, che costringe a guardare e riguardare. E dire che è fatta di poche cose! Ma questo non fa che suffragare le convinzioni che a piè sospinto cerchiamo, nel nostro piccolo, di propagandare in ABC-Fotografia: poche cose, semplici e chiare, ben disposte e tese a trasmettere un messaggio preciso.
Cerchiamo di capire perché questa fotografia attira l'attenzione.
Innanzitutto il taglio, che pone le persone esattamente sul margine del fotogramma. La scelta fatta dall'autore contraddice in notevole misura la regola canonica di 1/3 o 1/4, ossia porre le linea dell'orizzonte nelle posizioni frazionarie suddette. Se si usa 1/4 al posto di 1/3, stando nella parte bassa del fotogramma, si dà più spazio al cielo; 1/5 o 1/6 lo privilegiano ancora di più, togliendo "terra sotto ai piedi". Si tratta di esasperazioni della regola più comune di 1/3, giustificate da ciò che si sta inquadrando e dal significato che gli si vuole dare.
In questa fotografia il numero che sta a denominatore è diventato infinito: niente "terra sotto ai piedi", ma solo cielo e aria. Ecco dove sta l'intrigo! Che diventa addirittura subdolo, almeno nel mio modo, più o meno inconscio, di vivere questa immagine, perché trasporta le figure addirittura fuori dalla scena. Cerco di farmi capire. Gli escursionisti, senza il supporto del crinale su cui camminano, faticano a trovare la giusta ambientazione in una scena fatta solo si nuvole. Questa è una dimostrazione lampante delle interpretazioni automatiche messe in atto dal cervello, che va a pescare in situazioni analoghe della memoria per dare un senso a ciò che vede: tutto sommato, non viene da pensare che si tratti di esseri che volano tra le nuvole, ma di un abile taglio messo in atto dal fotografo per nascondere il sentiero.
Di fronte a questa immagine, evidentemente, sfuggo a questo automatismo mentale e vado oltre, perché ho una sensazione molto diversa e ben precisa: mi sembra che la fotografia sia fatta solo di nuvole, mi sembra che le silhouette nere le osservino da fuori, come se fossero di passaggio davanti ad una immensa finestra aperta su quel cielo immenso. Gli escursionisti mi paiono esterni allo scenario nuvoloso, lo osservano rimanendone fuori, da alieni. A mia volta, io osservo loro che osservano, con un effetto tridimensionale psicologicamente esaltato al massimo, come se si trattasse di tre mondi distinti: uno fatto di nuvole, uno che appartiene agli escursionisti, il terzo che coincide col mio, dove svolgo la parte di "super-guardone" finale.
Si tratta di una interpretazione del tutto personale, che altri probabilmente non condivideranno; qui sta la magia della fotografia, che quando colpisce nel segno può stimolare interpretazioni anche molto dissimili tra loro.
Ad ogni modo, l'immagine possiede altre caratteristiche degne di rilievo.
Lo scenario di nuvole, completamente privo di riferimenti terreni, non ha nulla che attragga e distragga l'occhio, che torna inesorabilmente sulle figure in controluce. Queste camminano verso sinistra, dove troviamo più spazio che a destra. La luminosità del cielo è a fasce orizzontali e riserva un'ampia zona scura proprio in basso, dove sono le figure, creando in tal modo una tensione aggiuntiva che concentra ulteriormente l'attenzione in quella parte del fotogramma. Come si può vedere, ci sono sempre numerosi elementi che concorrono a rendere significativa una immagine che attrae.
Finisco con due parole sul bianco e nero, che si adatta molto bene a questa immagine; tuttavia credo che sarebbe stata altrettanto bella anche a colori. Troppo spesso capita di vedere (anche nei nostri forum) fotografie realizzate in bianco e nero solo per "darsi delle arie"; non basta eliminare il colore per avere automaticamente una bella immagine, tutt'altro! Il B&N è un genere difficile, che bisogna dominare alla perfezione per non cadere in immagini banali, se non addirittura ridicole.
Bravo Luigi!
Romano Cicognani
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