
|

Fotografie alla sbarra
Le fotografie dei soci analizzate e commentate dalla Redazione

|
|

|
MESSAGGIO n. 6771
|
Utente
|
Native_Dream
|
Data
|
06/11/2002
|
Titolo foto
|
Colori in prospettiva
|
Testo
|
Una panoramica del Parco di Monza che mi ha colpito sopratutto per la combinazione di luci e colori esaltati dall'ora del giorno, le 15.00 di un pomeriggio autunale.
L'autunno è forse la stagione più ricca di colori per me.....
|


|
|
|
COMMENTO
|
Utente
|
Redazione
|
Data
|
08/11/2002
|
Titolo foto
|
|
Testo
|
Come accade con quasi tutte le panoramiche, anche questa presenta dei problemi. Per esaminarli vorrei descrivere il percorso del mio sguardo ogni volta che vengo posto di fronte a questa immagine. L'occhio cade sull'albero più rosso, poi passa in alto ad esaminare tutta la zona delle nuvole contro il cielo azzurro, poi torna giù per osservare la prospettiva di tutti gli alberi e per analizzare il prato, quindi torna sull'albero rosso. Questo è il percorso del MIO sguardo e non è detto che debba essere così per tutti; però alcuni di questi "movimenti di camera" sono comuni a tutti gli osservatori e ciascuno può verificare i suoi.
La cosa importante è rilevare che l'occhio gira troppo, senza in realtà trovare un vero centro di attrazione, che ogni fotografia dovrebbe avere. Nell'immagine ci sono troppi elementi, magari tutti interessanti, ma senza che uno prevalga sugli altri; ci sono poi anche elementi di disturbo, che non dovrebbero esserci. Partiamo da questi ultimi: si tratta delle ombre sul prato, create dagli alberi e dal lampione. Mentre l'occhio (e l'osservatore che sta dietro) può accettare l'ombra degli alberi, che viene interpretata come elemento naturale facente parte della scena, altrettanto non succede per l'ombra invadente del lampione, che deturpa tutta la parte bassa. Il mio consiglio ovviamente non è quello di abbatterlo, ma di tornare sul posto in un'ora migliore, per eliminare questi problemi. Tolta l'ombra del lampione, abbiamo tolto di mezzo anche le ombre degli alberi a destra; è vero che non danno un fastidio terribile, ma se non ci fossero avremmo una distesa stupenda di prato verdissimo, che conferirebbe un impatto completamente diverso a tutta l'immagine.
Veniamo al discorso che ci sono troppi elementi in scena, nessuno dei quali riesce ad emergere. Ho provato ad inquadrare in modo diverso, come si vede qui a sinistra, concentrando l'attenzione sugli alberi autunnali e tagliando il cielo. Ora il soggetto viene fuori in maniera evidente; ma in modo altrettanto evidente emergono i difetti del prato; in aggiunta, si a la grossa perdita del bel cielo.... |
| |
Proviamo allora a fare una inquadratura diversa, come quella qui a lato, realizzata in verticale. Ho dovuto lavorare sulla tua immagine, ma credo che l'idea sia comunque evidente: focalizzare l'attenzione sugli alberi autunnali e sul cielo. Resta l'ombra antipaticissima del lampione, ma si può verificare se piace di più o di meno rispetto all'originale. Io non cerco più di tanto le immagini verticali, che di per se stesse sono innaturali perché fisiologicamente vediamo in formato panoramico orizzontale; tuttavia in certi casi si possono ottenere effetti validissimi, che emergono per le particolarità della scena isolata e interpretata a quel modo. Qui non è affatto male, anche se non mi fa gridare al miracolo. |
| |
Veniamo all'ultima variante che propongo, sempre nel tentativo di dare forza interpretativa ad un soggetto che di per sé è troppo ricco di elementi dispersivi. Ho realizzato questa immagine distorcendo l'originale: ho ingrandito la parte sinistra, ho aggiunto a destra per clonazione le parti che mancavano ed ho eliminato le ombre sul prato. In pratica, ho simulato una maggiore vicinanza agli alberi, tagliando via quelli verdissimi a sinistra che nulla aggiungono all'insieme; è come se avessi montato un obiettivo grandangolare, stando più sotto gli alberi autunnali. L'artificio ha ovviamente tutti i limiti di una simulazione, ma rende l'idea. Il bel cielo c'è tutto e il prato verdissimo dà dinamicità e slancio all'insieme. Lavorando sull'immagine originale direi che è il risultato migliore, che tra l'altro esalta il concetto di prospettiva che hai messo nel titolo. |
A mio parere, la conclusione è che bisogna sempre cercare di isolare il soggetto e focalizzare l'attenzione sul modo migliore di esprimere l'interpretazione personale che vogliamo dare alla scena. Avvicinarsi, cambiare lunghezza focale, ricercare una luce migliore, spostarsi a destra e sinistra, limare l'inquadratura fino a che non si riesce ad esprimere, con l'immagine, quello che abbiamo provato di persona, di fronte alla scena originale. Una foto non potrà probabilmente mai riuscirci pienamente, ma c'è sempre molto spazio per addentrarsi in questa sfida.
Romano Cicognani
|
|
|
|
|

|