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Fotografie alla sbarra
Le fotografie dei soci analizzate e commentate dalla Redazione


 MESSAGGIO n. 7380
Utente 
mirmar
Data 
29/11/2002
Titolo foto 
AUTUNNO
Testo 
Monte Bianco contornato dai colri pomeridiani di una giornata di metà autunno


 
 COMMENTO
Utente 
Redazione
Data 
07/12/2002
Titolo foto 
 
Testo 
La fotografia paesaggistica in montagna continuerà sempre ad attrarre ogni fotografo, per la bellezza e la maestosità degli scenari davanti ai quali ci si trova ad ogni piè sospinto. Tuttavia si tratta di un genere fotografico non facile da praticare con successo e piena soddisfazione, per tanti motivi.

Per sua limitazione intrinseca, una fotografia fatica moltissimo a ricreare la grandiosità della natura. Una cosa è essere lì di persona, con gli occhi che spaziano a 360 gradi (non dimentichiamo che si tratta dell'obiettivo più perfetto che esista!); un'altra cosa è osservare una stampa, senza la suggestione dei luoghi circostanti e senza, soprattutto, la grandezza dello scenario. Per esperienza diretta, posso assicurare che solo con un grande schermo si può sperare di suscitare una parte dell'emozione che si prova dal vero; meglio ancora se lo schermo è panoramico, con tutti i problemi che esso pone. A suo tempo li risolsi con una multivisione panoramica a doppia larghezza e nove proiettori: una favola certamente, ma caratterizzata da costi elevati e da una tecnica complessa e faticosa. Ora col digitale e un videoproiettore sarebbe tutto enormemente più facile.

In seconda battuta, la preferenza va ad una stampa di grandi dimensioni e di ottima qualità. Figuriamoci che cosa può rimanere, di quelle famose emozioni, guardando una piccola immagine su uno schermo, oltretutto maltrattata da ridimensionamenti e travasi. Insomma, questa tua immagine che abbiamo tutti davanti agli occhi è talmente soffocata dalla cornice del piccolo monitor da sembrare, più o meno consciamente, ben poca cosa....

Quello della dimensione è il primo, grosso scoglio che si pone davanti all'appassionato di fotografia naturalistica. Non deve sembrare un discorso buttato lì tanto per dire: alla fine può essere il vero nocciolo del problema. Il secondo è il pericolo, trito e ritrito, di cadere nella famigerata "foto cartolina": può essere un modo di dire o di sentire questo tipo di immagini, ma è comunque un problema reale a cui si deve trovare una qualche soluzione accettabile, se si vuole uscire dal banale.

Nel caso specifico della tua immagine, formalmente non ci sono pecche evidenti. Al momento dello scatto l'atmosfera non era limpida, per cui il Monte Bianco è velato per la lontananza ed il cielo non è azzurro come ci si aspetterebbe. Gli elementi più vicini sono caratterizzati da una saturazione migliore, ma la leggera dominante azzurro-viola (ben visibile nell'ombra a sinistra) disturba non poco; il rimedio consiste nell'utilizzo tassativo di un filtro ultravioletto.

Buona parte del compito di ricreare l'atmosfera giusta spetta innanzitutto alla luce. La grossa zona d'ombra a sinistra crea dei problemi, ancora maggiori se si aspetta un'ora un po' più avanzata, generalmente preferibile per la resa fotografica di maggiore effetto. Tuttavia credo che avresti potuto coprire tutta quella zona con gli alberi bellissimi che avevi poco più sotto, andando un po' più avanti e più giù. Il ghiaione in primo piano ci sta molto bene e probabilmente anche un albero sulla destra, da vicino, non avrebbe guastato. Insomma, dopo la luce giusta bisogna passare molto tempo a studiare l'inquadratura migliore, mettendo qualche elemento in primo piano che personalizzi l'immagine e le conferisca tutta la profondità possibile. In tal modo si riesce a dare un'idea più adeguata di spazio e maestosità; nella tua immagine questa tecnica è appena abbozzata.

La linea dell'orizzonte la lascerei dov'è, sia perché il cielo è poco significativo, sia perché questa scelta valorizza la montagna, vero soggetto dello scatto. Sta al fotografo ricercare e individuare l'inquadratura che aggiunga il suo tocco personale, dedicando tutto il tempo che serve e magari tornando sul posto più volte, fino a che non riesce a cogliere il momento giusto; la perfetta conoscenza del posto aiuta molto, ma è anche un'arma a doppio taglio, perché può indurre a faciloneria e trasandatezza. Invece in questo genere fotografico nulla va lasciato alla fretta o al caso. Altrimenti si cade inesorabilmente nella "cartolina"....

ROMANO CICOGNANI