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A cura di Alberto Moioli
Andrea Padovan è senza dubbio un ottimo narratore per immagini. Le sue fotografie descrivono minuziosamente la vita del Delta del Po, ambiente a lui caro da sempre.
L'amore per questo fiume ed in particolare per il Delta nasce lontano nel tempo e lo dimostra la corposa produzione fotografica fino ad oggi prodotta, si può affermare forse che nessuno meglio di Andrea abbia mai documentato con tanta completezza il Delta del Po.
Un luogo in cui la natura è padrona assoluta, un luogo in cui acqua e cielo sono protagonisti di un atmosfera ricca di suggestione e poesia. La stessa vita che ruota intorno alle acque del fiume è ancora carica di tradizioni e storia. Un'identità radicata nel territorio che non deve andare perduta, ecco il ruolo fondamentale degli scatti del fotografo.
Andrea Padovan ha assunto il ruolo di interprete di questo straordinario paesaggio accompagnando gli osservatori delle sue opere in un ipotetico viaggio nel Delta del Po sospesi nel tempo, come in una visione onirica.
La sensazione più forte che si percepisce dal suo sguardo fotografico è il silenzio che si fonde con l'armonia di colori e atmosfere dove la poesia impera.
Andrea Padovan torna a fotografare il Delta del Po e ricorda un Po quei pittori che per tutta la vita hanno continuato a dipingere MontMartre trovando ogni volta spunti e suggestioni nuove. Andrea, proprio come un pittore di quell'epoca, prosegue la sua particolare indagine fotografica sul luogo dove il Po si congiunge al mare incontrando un personaggio singolare ed interessante; Giannino Vassalli. Un pescatore straordinario che in compagnia soltanto delle sue barche ogni giorno affronta i canali del fiume e pesca lo stretto indispensabile per sopravvivere degnamente. E' una storia affascinante quella raccontata dal fotografo perché attraverso la figura di un "lavoratore" del fiume rappresenta la vita del Po dal punto di vista sociologico, antropologico e filosofico. Con Giannino inizia un viaggio nel suo vivaio nel Canal Bianco e presto si incontrano le creature con cui ogni giorno Giannino si deve confrontare, pesci di ogni ordine e grandezza, fino ai tipici siluri di oltre un quintale.
Andrea Padovan documenta il tutto, minuziosamente con una precisione quasi maniacale. Il risultato finale del fotoracconto è la creazione di uno straordinario documento, l'ennesimo per Andrea, in cui è rappresentato al meglio il Delta del Po sia sotto l'aspetto paesaggistico, sociale, umano e poetico. Andrea prosegue dunque in un percorso interpretativo fortunato, grazie ad un ambiente che sente "suo", non è un caso forse che vicino a quei luoghi abbia incontrato l'amore della sua vita. E' impossibile pensare che Andrea viva nel grigiore di Milano.
IL PESCATORE DI FIUME - Giannino Vassalli
Uno degli ultimi pescatori del Po
Fotoracconto di Andrea Padovan
PROIEZIONE E MOSTRA FOTOGRAFICA
Nel castello Estense di Mesola
Venerdì 8 Dicembre ore 16.00
Ingresso libero
Il Fotografo racconta: "Il sottotitolo "uno degli ultimi pescatori del Po" significa che la pesca di fiume è diventata poco remunerativa e i giovani preferiscono pescare vongole e cozze nelle vicine sacche di mare, altri in mare aperto con barche e pescherecci.
Giannino Vassalli, grazie alla sua abilità ed esperienza, riesce a pescare e vendere una quantità di pesce sufficiente alle proprie esigenze famigliari: carpe, siluri, àmur, lucioperca, alborelle, anguille, ecc.
Conobbi Giannino nel 2004 e, dopo un cordiale colloquio, decidemmo di documentare la sua attività. Il pesce pescato viene immesso nel suo vivaio nel Canal Bianco che scorre dietro casa. Iniziai quindi a scattare qualche foto in occasione di un prelievo di pesce per la vendita.
È nato nel 1950 e già a 7 anni andava per fossi e canali, a rane e pesci. Dopo le elementari si dedicò alla pesca contro il volere dei genitori. Costruisce da sé gran parte dell'attrezzatura occorrente: tramagli, nasse, bertuelli, ecc.; anche 2 barche nel vivaio e 2 sul fiume sono opera sua.
Per gli spostamenti utilizza un camioncino. Su di esso si trovano: una vasca piena d'acqua con bombola di ossigeno per il trasporto del pesce vivo e un paranco per sollevare i grossi siluri (alcuni di oltre un quintale).
Il vivaio è composto da 10 vasche rettangolari di varie misure, formate da reti da pesca che suddividono il pesce per taglie e qualità. L'ossigenazione è assicurata dall'acqua del canale.
Nell'arco di 2 anni ho documentato l'attività di Giannino con oltre 2000 foto riguardanti la pesca al siluro, alla carpa, all'anguilla e altri che rimangono intrappolati nelle maglie delle reti.
Solo la grande passione può sopperire alla fatica di questo lavoro: egli segue l'andamento del sole come gli uomini del passato. In estate si alza quando è ancora buio, tra le 3,30 e le 4 per essere all'alba sul luogo di pesca.
A fine pesca, nel tardo pomeriggio, immette il pesce nel vivaio e prepara il necessario per l'uscita del giorno dopo. A sera inoltrata - verso le 21, 21,30 - finalmente cena, poi il tempo necessario per dormire qualche ora.
Giannino "riposa in inverno", si fa per dire, quando le giornate sono più corte e può alzarsi alle 6-6,30 e la pesca si conclude verso le 16-17. Quando il tempo è "troppo inclemente" ed è impossibile pescare, si dedica alla riparazione e alla costruzione di nuove reti, alla cura del vivaio e a tutto ciò che serve al proprio lavoro.
Questa è la breve storia di uno degli ultimi pescatori del fiume Po - del Delta del Po - che segue i ritmi faticosi della natura come coloro che lo hanno preceduto, ma con la soddisfazione di essere "padrone del proprio tempo" e di godere della visione di un paesaggio stupendo.
Andrea Padovan
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